FAME

La sua vita era talmente vuota che non riusciva a godere o struggersi d’alcuna emozione se non di quelle che trasparivano dalle vicissitudini altrui.
Ma quanto erano suoi, quanto erano veri quei sentimenti?
Forse non era mai stato realmente capace di provarne.
Eppure anche a quel mostro erano necessarie.
Così cominciò a divorare.

Mad Hatter

cilindro

Andava in giro tenendo in mano il suo cilindro nero. Ogni tanto si fermava a guardarne il fondo. Pareva scorgesse l’infinito e tornava a sorridere.
Un mago dall’aspetto, eppure l’usura dei vestiti, così come l’incuria dei capelli tenuti lunghi e in disordine, lasciavano intendere che fosse un mago d’altri tempi.
O meglio non aveva abbandonato del tutto la sua professione, continuando ad esercitarla, ma solo saltuariamente, nella piazza centrale del nostro paese.
Vi posso giurare che i suoi spettacoli erano meravigliosi, tanto da entusiasmare tutti gli astanti e da conquistare l’attenzione di chiunque mettesse piede in quella piazza… eppure non potrei dirvi che vivesse di questo.
Le sue esibizioni si facevano sempre più rare e la generosità degli uomini è sempre e comunque misurata.
Pare però che godesse di una lauta eredità.
Con la dipartita del padre perse l’ultimo dei suoi familiari sicché si ritrovò solo.
Solo ma con una bella somma in grado di mantenerlo in uno stato più che decoroso per almeno un secolo se avesse potuto vivere tanto.
Al ripensarci mi chiedo anch’io perché si ostinasse a tenere su quei vestiti ormai logori, forse era un nostalgico…
Eppure se ne andava in giro così, solo, con quei vestiti scuri e consunti posati sulla sua figura esile, quel cilindro in mano e un sorriso sul volto.

Fu sempre così che lo trovai quel giorno seduto in piazza.
La destra reggeva costantemente quel suo cappello che pareva attrarre magneticamente il suo sguardo.
Mi avvicinai a lui e gli sedetti accanto senza far troppo rumore… e anch’io iniziai a fissare quel magico oggetto.
Rimanemmo in silenzio per alcuni minuti… sino a che non scorsi il suo volto illuminarsi. Lo vidi sorridere, mentre sul mio viso si dipingeva un’espressione perplessa.
Pensai a cosa potesse mai avere di speciale quel cappello. Che ci fosse davvero l’infinito?
E non resistetti più in quel tacere e domandai:
Io: “Perdoni la mia curiosità… ma perché va sempre in giro osservando quel cilindro e dopo un po’ incomincia a ridere?… Sta forse pensando a qualche trucco magico? L’ho vista in piazza… e so che ha del talento.”
Alle mie parole ruotò di qualche grado il volto nella mia direzione fissando i suoi grandi occhi, o meglio quello che ne traspariva da dietro i lunghi capelli, sui miei.
Mi inquietò alquanto… quel suo sorriso, lo sguardo mansueto uniti al suo silenzio me lo facevano credere folle, seppure non ci fosse nessun segno di minaccia.
Fu un minuto lunghissimo per me e più volte nella mente fui tentato dall’allontanarmi repentinamente finché alfine si decise a rispondermi…
Mad Hatter: “Ragazzo osserva anche tu…” – e mi avvicinò quel suo cilindro – “Vedi la magia?”
Io vidi un semplice cilindro. Inarcai un sopracciglio e il pensiero che fosse matto si consolidò.
Io: “Vedo un normalissimo cilindro… è vero che lei è un mago. Ma è un comune cappello come tanti altri…” replicai iniziando a squadrarlo.
Mad Hatter: “Nono… tu non stai osservando bene” – e con la sinistra mano mi indicò il fondo del cilindro – “Vedi la magia?”.
Provai a guardare meglio ma la situazione non cambiava. Concentrai la mia attenzione sul fondo cercando… non so… qualcosa che fosse simile a un
marchingegno. Forse c’era davvero un trucco nascosto lì dentro… ma nulla, nessuna colomba o coniglio… vedevo solo l’oscuro vuoto di un normale cappello che non stia adagiato sul capo di nessuno.
Io: “Lei è matto signore!” gli risposi sgarbatamente stavolta e mi allontanai di qualche centimetro scivolando sul gradino con l’aiuto delle braccia.
Mad Hatter: “Ragazzo, ti dico che tu non stai guardando bene.” – Una breve pausa – “Eppure è semplice…”
Sollevò quel suo cilindro e lo rivolse verso di me di modo che il fondo mi fosse dinanzi agli occhi. La sua ostinazione nell’assurdo iniziava a infastidirmi non poco oltre che preoccuparmi, ma rimasi lì con lui per scoprire fin dove avesse intenzione di arrivare.
Non dovetti aspettare ancora molto. Portò la sinistra mano dietro al cilindro.
Mad Hatter: “Adesso ti sarà più chiaro…”
Fece pressione sul fondo e quello si ripiegò all’interno del cappello… non doveva essere stato rammendato… non l’avevo notato ma non ne rimasi particolarmente sorpreso… d’altronde si accordava bene al resto dei suoi indumenti.
Deglutii scacciando via un pò d’ansia.

Quindi egli ritrasse adagio la mancina…
e la luce iniziò a filtrare all’interno del cappello, e un alito di vento approfittando di quella parete rimossa raggiunse il mio viso facendo ondeggiare i miei capelli, e poi figure di uomini, donne e bambini, edifici, animali, i monti e il cielo in lontananza entravano via via dentro quel cilindro disegnandone ogni volta un fondo diverso e magico.

Mad Hatter: “Vedi la magia ragazzo mio?… Non è nel cappello… ma nella vita che gli sta dietro e pervade ogni cosa. Il fondo è il nostro limite… ma basta ricordare di ciò che gli sta dietro per comprendere quanto splendido e magico sia il nostro mondo… io sono parte di quella magia” …e a quella vista e a quelle parole si dipinse infine un sorriso anche sul mio volto.
Quel tizio era davvero matto… ebbene lo divenni anch’io.